Il soffio del vento

Una mattina ti svegli e scopri che un soffio di vento ha mandato giù la tettoia del bar Verdera a San Ferran, e pensi quanto quello stesso vento in un giorno di mare ti da sollievo dal sole bollente e a distanza di qualche settimana butta giù tutto, anche le certezze di una solida tettoia.

Questa incertezza mi porta a pensare a quanto è complessa la nostra esistenza; in termini di quantità ogni giorno viviamo infiniti momenti di gioia e altrettanti di tristezza, una treccia emozionale che giorno dopo giorno, accompagna il quotidiano, per una vita intera.

Stamattina guardando delle Instagram stories, un video di una cara amica, ha suscitato in me una strana sensazione; quattro storie consecutive, diversi momenti della giornata con il suo amico a quattro zampe, sempre insieme e molto felici.

Riflettevo su quanto potesse essere bello condividere il mio tempo con un amico fedele, forse sarei un bel padroncino, chissà, ma ciò che mi affascina è l’idea di appartenere a lui e non viceversa.

Pensavo al loro modo di recepire le emozioni, se una carezza fosse il corrispettivo di nostro un abbraccio e incrociando spesso il loro sguardo ho come la sensazione che la loro sensibilità sia amplificata, come si fa per l’età; Un anno di un cane vale sette anni di noi umani, wow! Cioè quello che noi viviamo in 7 anni, nella loro vita è concentrata in un solo anno!

Questo vuol dire che se fossi un cane oggi avrei 266 anni, niente male! In effetti quando chiudo gli occhi e penso a quanto ho vissuto, seguendo tutte le fasi, davvero mi sembra di aver vissuto così tanti anni, poi invece si riduce a cercare di ricordare gli ultimi trenta compleanni, i Natali e le ultime venti vacanze estive e perché no, le primavere.

Sono così pochi i miei anni se li guardò da questa prospettiva, una trentina di regali di natale, di cui i primi 6/7 del tutto dimenticati.

“Se guardo altrove non è per distrazione, ed il tempo necessario per decidere, serve per solo affinare le unghie per poi combattere “ è il testo di Daniele Silvestri la canzone SORNIONE che mi ha svegliato stamattina; l’ho fischiettata tutto il tempo; cosi mi viene in mente il principio di Luciano Decrescenzo, che adoro, per il modo semplice ma profondo di descrivere concetti astratti, come quello del relativismo;

Il tempo è un’emozione ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che puoi viverlo in lunghezza o in larghezza.

Se lo vivi in lunghezza, in modo monotono e sempre uguale, dopo 60 avrai 60 anni.

Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi, innamorandoti e magari facendo pure qualche sciocchezza, magari dopo 60 anni avrai solo 30 anni.

Il problema è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece dovrebbero studiare come allargarla.

Vedi, esiste un tempo esterno e un tempo interno. Il tempo esterno è quello degli orologi, dei calendari, ed è uguale per tutti. Il tempo interno, invece, è un fatto personale nostro, come il colore degli occhi e dei capelli, ed è diverso da persona a persona. Ecco perché ci sono persone che hanno 60, 70 o 80 anni ed hanno l’impressione di averne 20. La verità è che non è un’impressione: ne hanno davvero 20.

Parole tante semplici quanti ricche di spessore e significato; io lo conobbi proprio grazie a una sua riflessione sul tempo, mi lasciò di stucco, e ancora oggi leggendo i suoi testi o guardando i suoi film mi accorgo di quanto le sue parole son vere e le riflessioni mai banali.

Avevo più o meno ventitré o ventiquattro anni e mi capitò per puro caso di guardare uno dei suoi film “32 dicembre“, in cui interpretava un astronomo filososo e rivolgendosi ad un uomo unicamente interessato al capodanno che di lì a poche ore si sarebbe festeggiato nella sua Napoli, disse qualcosa che suonò strano e innovativo alle mie orecchie, ma anche assolutamente vero:

– E a te chi te l’ha detto che oggi è il 31 dicembre?

Ti debbo dare una brutta notizia: non solo non esiste il 31 dicembre ma non esiste nessuna giornata del calendario per cui tu possa dire “oggi è il 31 dicembre”.

Sarebbe più corretto dire che è sempre il 32 dicembre! Che ora è, Alfonso?

– Ora sono le sette.

– A Napoli, sono le sette. In questo momento a Calcutta è mezzanotte. Se tu ti trovassi a Calcutta, festeggeresti la mezzanotte di Calcutta o aspetteresti quella di Napoli?

– Aspetterei la mezzanotte di Napoli.

– Perché tu sei convinto che la mezzanotte di Napoli sia “più mezzanotte” di quella di Calcutta! Il problema è che il tempo non esiste. È tutta una convinzione: tu festeggi il 31 dicembre perché sei nato cristiano; fossi nato musulmano, festeggeresti il 28 febbraio; fossi nato copto, festeggeresti il 18 agosto; se fossi nato maronita festeggeresti il 30 settembre. Non esiste un giorno che segni la fine dell’anno!

“ Che trip !! “ quanto mi affascinano le persone che mi destabilizzano; un modo variopinto di raccontare un fatto, per tutti è visto in maniera unilaterale, e con parole semplici spiegato da altre angolazioni trasformato in un concetto complessissimo come quello del relativismo in un siparietto quasi ironico.

Insomma i miei 266 anni se fossi stato un quadrupede, si sposano con la volontà di allargare il tempo cercando il frame di ogni singola emozione, bella o brutta;

Analizzando singolarmente le fasi della mia vita, ho piacere a raccontare i momenti di successo in cui esultavo di gioia per traguardi raggiunti, piacevoli momenti di felicità ed allegria condivisa; ma a queste trentotto primavere, si contrappongo altrettanti inverni, ai sorrisi da mal di pancia, lacrime e magoni, e così analizzando il tempo come suggerisce il maestro De Crescenzo in lunghezza ma anche in larghezza emergono le tante cicatrici e le faticose scalate, senza raggiungere mai la vetta e le relative cadute!

Negli ultimi 380 giorni ho fatto un uso improprio della parola “SCALARE” mi sono illuso di aver scalato montagne, colline, appennini, e qualsiasi altra catena montuosa del mondo;

Attribuivo alla difficoltà di superare un mio limite, il merito di una scalata, ma mentivo a me stesso senza neppure saperlo;

Concentrato sul voler migliorare la mia posizione e vivere un domani migliore, mi convincevo di essere impegnato in un vero percorso sterrato e faticoso ; ero convinto che quelle fossero le battaglie da vincere e superare, ma il vento soffiando un po’ più forte, è arrivato molto vicino a me, e con la sua disarmante forza ha spazzato tutta la spensieratezza, lasciandomi impaurito e fragile.

mi sono accorto che non scalavo un bel niente, cercavo solo di innamorarmi, la mia era una pianura incontaminata, e le montagna da scalare sono ben altre!

Ho scritto centinaia articoli in cui si affronta il concetto astratto ed affascinante del TEMPO, e migliaia di messaggi di conforto per chi andasse controvento o fosse nel nel mezzo di una tempesta. Son stato bravo con le parole, spesso in queste ultime, qualcuno avrà trovato anche conforto, magari son stato d’aiuto, ma oggi mi sento a corto di denaro;

È un po’ come risparmiare ogni giorno una banconota da venti euro, consapevole che primo poi mi sarebbe servito, e poi cambia il vento e da un giorno all’altro non ti ritrovi più neppure un centesimo.

Dove sono finite le mie parole di conforto, le telefonate fatte per farmi sentire presente, dove sono finiti quelli che mi scrivevano le lettere in cui dichiaravano di volermi bene e che ad uno come me non l’avrebbero mai voluto perdere? Ma Emidio è sparito?! Chissà se sta bene?!

È strano come la vita cambia le carte in tavola, e quel gioco affascinante della vita di cui non si conoscono assolutamente le istruzioni, un giorno ti da la chiave ed il giorno successivo ti cambia la serratura.

Così non sai mai cos’è giusto e cos’è sbagliato, e l’unica consolazione la trovi quando ti imbatti nella realtà, che le regole non le facciamo noi e che da un giorno all’altro tutto cambia.

È in momenti delicati come questo, che scopri le tue fragilità e ti accorgi che tutte le volte in cui hai risposto alla domanda, come va ? “..alla grande !!” da un lato rispondevi con sincerità ma dall’altra mentivi prima di tutto a te stesso;

Una volta appreso questo, ti metti a nudo e scopri i tuoi punti di deboli, le tue paure e fragilità, ed io mi sento come quei cronisti di calcio che commentano partite da anni, ogni partita, ogni singola partita, analizzando gli aspetti tecnico-tattici, contatti millimetrici, rendimenti e prestazioni di ogni singolo giocatore e poi se gli metti un pallone tra le mani e non sono in grado di fare due palleggi consecutivi.

Abbiamo quindi vissuto di pane e teoria, poi di fronte alla realtà ci perdiamo, tiriamo i remi in barca lasciandoci spostare dal vento in balia delle onde.

“Il soffio del vento, Che un tempo portava il polline al fiore, Ora porta spavento, Spavento e dolore, Ma vedrai che andrà bene, Andrà tutto bene, Tu devi solo metterti a camminare, Raggiungere la cima di montagne nuove e bla-bla Bla……“

in realtà questo testo di brunori SAS l’ho sempre adorato, ma oggi, mi rendo conto che è più facile da cantare, che da fare!

io non riesco a mettermi a camminare, non a caso nella giornata di oggi, sarei dovuto stare a 900 km da qui e invece il tragitto più lungo che ho fatto è dal letto al divano, dal quale fisso il soffitto e penso al tutto e al niente;

ed è proprio oggi che ho capito l’importanza di avere qualcuno al proprio fianco, che ti distragga spostandoti dal divano ad una finestra, distogliendo lo sguardo dal soffitto che sembri sprofondare a qualsiasi panorama; ed io credevo che questo valore aggiunto servisse a condividere le cose belle ma in realtà ci sono anche cose meno belle da da condividere, spalle su cui piangere e abbracci in cui sentisi avvolto e protetto.

Se oggi mi dessero la possibilità di esprimere un desiderio sicuramente non lo sprecherei, così come non farò mai più col tempo; il prezioso tempo!

Proprio come un diamante, oggi una strana luce ha fatto riflettere una facciata diversa, e il valore delle cose è emerso in un silenzio rumoroso.

Luogo e data : Scalando salite ripide

Colonna sonora : Sornione – Daniele Silvestri

Link : Sornione // Il Padrone della Festa – Live

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