GIRO D’ITALIA

VENEZIA_ovs

Durante una delle tante feste Erasmus, con fiumi d’alcol di bassa qualità, tentativi di comunicare con gente di tutto il mondo mai incontrata prima, risate ed ascelle pezzate, al bancone del “Good fellow” imparai che ubriaco, in spagnolo si dice “BORRACCIO”.

In pratica sono molto poche che le cose che ricordo del “ giovedì universitario “ e di tutto ciò che apparteneva a quel contesto, ma Borraccio mi è rimasto, forse perché nella fattanza, immaginavo ognuno di noi in stato alcolemico avanzato come il contenitore dei tanti cocktail ed intrugli;

Il giovedì universitario era magico, succedeva di tutto, il melting pot, la mescolanza etnica in cui tutti davano un po’ di se per rendere la serata indimenticabile, indubbiamente l’alcool era l’elemento caratterizzante e il fatto che fosse “del discount ” creava quasi da subito stati eccitanti, e quei cocktail inbevibili riuscivano a disinibire anche il più secchione degli studenti.

Al giovedì universitario, non seguiva mai il venerdì all’università!

Solitamente si finiva per chiudere il locale, o farci chiudere fuori dal locale ed aggredire la città per una notte senza senso fino al venerdì mattina, (se non si collassava prima); Ricordo gli sguardi indignati della “ gente normale “ che nelle prime ore del mattino ci incontrava mentre andavano a lavoro; mi facevano sentire in colpa, ma come si fa a spiegare che il giovedì universitario fa parte di quel grande calderone che è l’esperienza dei fuorisede, fatta di esami, preoccupazioni, ansie e frustrazioni, ma anche di sbronze e piccoli momenti di spensieratezza;

poi pensavo che in quegli sguardi c’era il terrore di immaginare i propri figli fare le stesse ed identiche cose in un altra città, ed ecco spiegato tutto il loro disappunto: “ dove finiscono i miei soldi?! Io mi sveglio alle cinque per andare a lavorare e i miei figli tornano a casa in questo stato invece di studiare!! “; e  una volta distanti qualche decina di metri li rassicuravamo sempre; “ non preoccupatevi!!!!! che tanto ci laureiamo…laureamo…!?!”.

Ricordi meravigliosi che non dimenticherò mai, la città come una moneta ha due facce ma anche due anime, una di giorno quando si rincorrono le ore per essere produttivi e si incastrano gli impegni con le pause pranzo ed i caffè, e quella by night dove il mondo si ferma, il tempo conta minuti lenti ed impercettibili e gli stessi luoghi vissuti di giorno hanno un non so che di misterioso che quasi sembra di vivere in altro posto;                     di notte ero in grado di individuare elementi che durante il giorno non avevo mai notato, incredibilmente era tutto più affascinante.

Molti da quei giovedì si riprendevano il sabato e li vedevi sorseggiare bibite analcoliche con la massima sobrietà, i più temerari invece erano in assetto da guerra per un’altra serata da Borracci; ma “ci vuole un fisico bestiale anche per bere e per fumare” cantava Luca Carboni.

Oltre la magia dei giovedì e di quanto è stato bello vivere quegli anni, (borraccio e non), mi porto con me la soddisfazione di aver vissuto anni meravigliosi, con qualche preoccupazione e senso del dovere, ma senza grandi paure.

“Oggi mi guardo e non mi vedo“ sarà che siamo nuovamente in zona rossa a corto di abbracci da un anno esatto dal primo lockdown che ha immobilizzato il mondo mettendo in ginocchio anche il più stronzo degli stronzi.

E come direbbe un marinaio “SIAMO IN ALTO MARE”!!.

Ed io vivo a 656m dal livello del mare, e da umile montanaro oltre a non capirci niente mi domando “ma come fanno i marinai..” chissà quante volte l’hanno canticchiata i nostri nonni, io lo faccio tutt’ora, ha un sound tanto piacevole da essere canticchiata quando hai voglia di fischiettare, ma non sai cosa;

Ma il punto è “ ma come fanno ?!  “ Questo è  un tema che mi affascina molto, la vita su mare avrà anche il suo fascino, ma per uno che è abituato a vedere sotto i suoi piedi la terra ferma, non è il massimo della stabilità; ed a proposito di stabilità la zona rossa ha un non so chè di tempesta, ed io sulla mia barchetta mi domando cos’è peggio il mal di mare o il mal d’amare!!.

Preferivo il Giovedì universitario ed essere circondato da Borracce “ ( femminile di borraccio ) ; ma in effetti c’è qualcosa che accomuna il giovedì, le navi e le borracce;

Credo che non vi sia alcuna differenza tra il giovedì universitario di uno studente spagnolo ed un giovedì di navigazione di un marinaio spagnolo; entrambi sicuramente Borracci, per allontanare la nostalgia di casa, le preoccupazione sul proprio futuro ed andare incontro alla vita.

E cosa hanno in comune con me, un marinaio ed uno studente?

direi molte cose, in primis, necessitiamo tutti di una “ bussola come Jack Sparrow “; navighiamo a vista, senza la minima idea di dove si stia andando, anche se sappiamo stare a galla, preghiamo lo stesso Dio, affinché la tempesta e la pandemia porti la tanto desiderata quiete, e anche se non siamo sulla stessa barca, direi che siamo sotto lo stesso cielo, per cui viviamo le stesse preoccupazioni;

Credo inoltre che la parola “borraccia” ci accomuni;

Il marinaio circondato d’acqua salata conserverà gelosamente la sua preziosa borraccia di acqua dolce, o ironia della sorte morirebbe disidratato in un mare d’acqua;                   lo studente invece troverà una buona scusa per sbronzarsi; e dietro un giovane Borraccio ci sono infinite motivazioni, la frustrazione di un’esame non andato o il premio per averlo superato con successo, il desiderio di evadere dalla negatività di una scrivania molto noiosa;

ed io, cosa c’entro?!

Io ultimamente mi sento tanto una borraccia, come quella dei ciclisti;                 immaginate in piena scalata a pochi km dall’arrivo e tutti i corridori affrontano da ore le stesse ripide salite, le energie iniziano a scarseggiare e molti hanno già esaurito la loro riserva d’acqua, qualcuno ha perso la sua borraccia dopo un fosso, un altro non aveva chiuso il tappo ed ogni pedalata ne perdeva un pò, uno è caduto, si è rialzato e quando ha ripreso a pedale ha dovuto bagnarsi la ferita del ginocchio che sanguinava per disinfettarsi, l’altro per rinfrescarsi si svuotato mezza borraccia sul viso,  chi per lavarsi le mani, uno l’ha buttata per sentirsi più leggero nella salita, molti per negligenza e superficialità ora hanno la bocca secca, in pratica mi sento tanto una di quelle borracce in gran parte piene che ha ancora qualcosa al suo interno e da cui tutti quelli che scalano vogliano attingere;

Sono lusingato davvero da questa posizione privilegiata, non può che rendermi felice sapere di essere utile, e che da me si vuol prendere qualcosa.

Ciò che è particolarmente rassicurante è anche il grado di fiducia riposta in quel gesto di voler bere la mia acqua, senza sapere di che colore è il liquido all’interno, ma l’altruismo di cui in questi anni abituavo chi scalava con me, mi ha lasciato a secco;                            ho come la sensazione di sentirmi un pò vuoto, da qualche anno mi accontento di far cadere con il contagocce lo stretto necessario per non crollare al suolo, e tra una pedalata e l’altra vedo affiancarsi bici silenziose e mani tese a chiedermi un sorso, con la mano del cuore io non ho mai negato a nessuno nemmeno un misero sorso, certo di non risentire mai la sete, ma ultimamente vedo un po annebbiato, mi sento un pò stordito e debole ed impugnando la mia amata borraccia mi son accorto sin da subito che al suo interno c’è davvero poco;                                                                                                   ma la vita è una gara di bici, ognuno punta a superare chi gli sta davantoi, io mi guardo intorno e ognuno segue la sua traiettoria e faccio fatica a star dietro a tutti, non voglio superarli ma  affiancarli, per chiedere un sorso e bagnarmi le labbra.

pedalando pedalando son certo che bisogna resistere ancora un pò, poi arriveró anche io al traguardo e lì ci sarà qualcosa di bello ad aspettarmi, almeno spero, ma nonostante tutto ad ogni pedalata confido in una fonte d’acqua, proprio di fianco alla strada, già mi vedo bivaccato con la testa sotto il getto fresco.

il desiderio di una fonte pura ha accompagnato i miei ultimi km di scalata, e confido in una fonte davvero pura, dove poter riempire la borraccia, per me e per gli altri, ma sarà l’altitudine o la nebbia ma mi sorge il timore di non riuscire a scorgerla ai lati della strada; sono un tantino annebbiato e a volte penso di esserci già passato davanti e non essere riuscito a riconoscerla dietro i cespugli.

Intanto mi è venuta sete davvero e come direbbe un ex studente, un marinaio navigato, un borraccio che ha scolato la sua bottiglia ed un ciclista che non ha visto una fontana:

“ ORMAI E’ ACQUA PASSATA….”,

 

luogo e data : LOFT AE gold hour 17:30 – marzo 2021 ZONA ROSSA

colonna sonora : Frank Sinatra – That’s life

link : https://youtu.be/KIiUqfxFttM

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