Vuoto a Rendere

Gli inquilini Rossi

I pesci rossi con cui condivido il loft AE sono davvero i migliori coinquilini che un single trentasettenne potrebbe desiderare; ormai ci convivo da poco più di un mese e devo riconoscere loro il grande merito di essere discreti e pacati; non saranno mai all’altezza di quelli di “CASA PALAZZI” ma devo dire che sia io che Alice, la mia ombra per chi non lo sapesse con cui ormai divido l’appartamento e non solo, siamo davvero entusiasti e sembra che anche loro siano a proprio agio nell’ampolla al centro del loft. Si discuteva con Alice proprio sulla loro capacità di adattamento, e avvicinandomi il più possibile all’ampolla, provavo a vedere come sembra il mondo dalla loro prospettiva; in realtà attraverso il vetro dell’ampolla, con l’acqua che fa da lente di ingrandimento sembra che io viva in un posto molto strano. Chissà cosa pensano di me, di sicuro avrebbero forti dubbi sul mio stato di salute mentale per la questione “ALICE”, ma son certo che non direbbero che la loro ampolla sia vuota…

Infatti nel cambiare loro l’acqua non so mai, oltre alla temperatura ottimale per loro, qual è il livello d’acqua adeguato, perchè sostengo che quanta più acqua ci sia nell’ampolla tanto più aumentano gli spazi e i due si potrebbero sentire soli o vuoti; teoria smentita da Alice che sostiene che ci si può sentire vuoti allo stesso modo vivendo a buckingham palace o in un monolocale nel centro di ” Chongqing ” ; di cui ignoro la pronuncia, ma di cui so che è la prima delle città più popolose del mondo.

Facciamo un passo indietro, tutto ha inizio con la mia teoria che l’acqua, liquido incolore ed inodore, ha un sapore migliore, cioè è più buona nella bottiglia in vetro! Che buffa presa di posizione, data la premessa! Ma è proprio così…e stesso ed identico discorso vale anche per la coca cola. Inoltre il vetro è ad impatto ambientale e il fatto che quella stessa bottiglia sia stata su tanti tavoli prima di finire sul mio di tavolo, mi intriga e suscita in me tante curiosità; Tant’è vero che spesso durante i miei pranzetti con Alice e gli inquilini Rossi (Famiglia Rossi), penso a quante persone hanno contribuito a portare sulla mia tavola parte degli ingredienti che sto mangiando e chi ha partecipato alla catena produttiva, tra le tante anche la bottiglia ha un suo valore!. Immaginate che quella stessa bottiglia, ha fatto da discreta ma essenziale spettatrice in tanti pranzi e cene, e si è assorbita pasti pesanti, leggeri, salati o piccanti, compreso tutti gli argomenti trattati a tavola durante i pasti; tanto che, fossi in lei in alcuni contesti avrei voluto tanto evaporare durante alcune cene, ma a poco sarebbe servito perché il suo valore è racchiuso anche nella forma, oltre che nel contenuto, quindi anche la bottiglia gioca un ruolo fondamentale!

Difatti oltre a pensare a quante mani l’hanno impugnata prima di me e quante altre lo faranno una volta restituita al grossista di bibite, ciò che si paga sotto forma di cauzione nell’acquistare una cassa d’acqua in vetro, è il cosiddetto “ vuoto a rendere” .

I più taccagni contesterebbero di dover dare un valore alle bottiglie vuote o meglio vuotate; ma è incredibile, ma vero!. I recipienti vuoti andranno riempiti per poi essere utilizzati e riutilizzati nel tempo numerosissime volte. E anche quando saranno appunto vuotate conserveranno comunque il loro valore commerciale, prima che vengano poi riempite e rivendute; proprio come accade anche a noi, il nostro valore rimane indiscusso anche quando in alcune fasi della nostra vita, veniamo svuotati da qualcuno o qualcosa. Questo concetto è una legnata, come direbbe un boscaiolo, ma provo a snaturarlo della parte legnosa e renderla più fluida. Qualcuno direbbe “ Ci sono vuoti e vuoti… “ Giusto! Pensiamo ad una fase delicata della nostra vita, in cui le certezze lasciano spazio alle paure, in cui l’ansia prevale sull’entusiasmo di un nuovo percorso o di un’opportunità di una scelta, pensiamo ad un periodo nero, grigio! Pensiamo ad lock down che per quanto sereno o apparentemente sereno comunque ha lasciato qualche crepa, lasciando intervalli di vuoto nella stabilità di ognuno di noi..

Tutti noi ci siamo passati almeno una volta, nel corso della vita può capitare di sentirsi tanto persi da non ritrovarsi nemmeno guardandosi dall’interno, anche gli inquilini Rossi, nel momento in cui cambio loro l’acqua hanno la sensazione che la loro ampolla sia vuota, ma durerà solo pochi secondi e per loro sembrerà un lungo periodo in relazione alla loro concezione di tempo. Chi in piena pandemia non ha avvertito la sensazione di sentirsi privati, vuotati, scarichi, proprio come le nostre città spopolate; ognuno di noi a suo modo, al proprio interno, ha combattuto e probabilmente ancora combatte con l’ordine delle cose e le zone d’ombra di un vuoto che ci portiamo dietro. Un nuovo regime dinamico di convivenza sociale, minacciato ogni giorno da nuove variabili, ci ha destabilizzati emotivamente e non solo, lasciando dentro ognuno di noi un vuoto inquantificabile!

Quanto rumore fa il vostro vuoto?

Ognuno convive con il proprio, ed ad ognuno di noi crea un eco differente; c’è chi lo nasconde, chi lo teme, chi lo affronta, chi prova a riempirlo, chi lo riempie male, chi sta zitto, chi ruba agli altri per riempire se stessi, chi nel vuoto ci vede così tanta aria da non riuscire a respirare, chi è vuoto e non lo sa!.

Ogni bottiglia conosce il proprio vuoto, in base a quello che era prima, da qualche parte chi eri, rimane, puoi quindi mentire a tutti, ma a te stesso non puoi mentire, perché poi alla notte quando vai a letto e fissi il soffitto, le bugie al buio svaniscono, l’eco rimbomba e il tuo vuoto è tutto vero e ci sei tu e lui!.

I più pratici hanno pensato bene di riempire i vuoti per togliere l’eco infilandoci ogni tipo cosa incontrata lungo il cammino, collezionando per lo più cose inutili, come amicizie precarie ed abitudini sbagliate, i più razionali hanno evitato di far piovere sul bagnato, restando vuoti ed anche asciutti, i passionali col proprio vuoto ci hanno disegnato cose che non esistono e gli insicuri si sono riempiti per mentire a se stessi ed oggi hanno un doppio eco al proprio interno che il proprio battito del cuore sembra un martello pneumatico nel petto.

Non esistono vuoti belli, ad eccezioni dei vuoti di memoria che si salvano un pò e c’è poco da fare in queste circostanze, non ho di certo io la soluzione, ma so come convivo io, con il mio di vuoto.

Il proprio vuoto è parte di te e non puoi portarlo via o eliminarlo dalla mente, spesso è più nella testa che nel cuore, i cuori non potranno mai essere vuoti, lì ci pompa il sangue e nel tuo sangue c’è la tua vita.

A mio avviso con la sensazione di vuoto bisognerebbe imparare a convivere, non bisognerebbe temerlo, al contrario va ascoltato, ma non troppo però, perchè se ti concentri sulla sensazione di vuoto perdi di vista ciò che hai; come se gli inquilini Rossi provassero il costante ed insistente desiderio di capire cosa c’è nella parte mezza vuota dell’ampolla, perderebbero la serenità di godersi la metà mezza piena e i residui di mangime tra le biglie sul fondo. Ma allo stesso modo è pacifico, a parte per la famiglia Rossi, cercare di riempire il nostro vuoto interiore, se cosi non fosse, non sarebbe un vuoto, ma una lacuna incolmabile.

Ciò che andrebbe evitato è volerlo a tutti i costi riempire, la sensazione di vuoto va vissuto con audace rispetto, bisogna psicanalizzarlo ed ascoltarlo, perchè in fondo a tutto ci sono le risposte, che cerchi da sempre, che non ci si è mai neppure posti, lì sotto le biglie del fondale della tua ampolla, ci sono le chiavi di lettura per poter comprenderti prima e riempirti poi, dosando ciò di cui hai veramente bisogno. Comprendo che sia difficile da immaginare che quando tutto sembra buio, ed il silenzio vuota è proprio in quel vuoto che devi ascoltarti, perchè niente più di quell’eco, ti appartiene davvero, ed in quel vuoto ci sei tu e la tua intimità; solo in questo modo imparerai ad ascoltarti, senza viverlo con angosciante paura, perché in fondo nel buio ci sono infinite cose da sistemare, ma guardarti in maniera introspettiva, con testa e cuore affinchè questo affollamento interiore svanisca.

Ma se il tuo vuoto è vuoto, come lo riempiamo!? (questa è proprio una bella domanda)

Bisogna riempire i vuoti di contenuti!!!! Come durante il mio lock down! Come si fa a stare in casa tre mesi? riempi il vuoto di stronzate ed aria fritta?

Di certo non bisogna lasciarsi andare all’ozio, ma bisogna prendersi cura di se stessi, volersi bene, vestirsi come se si dovesse incontrare gente di cui nutri stima, coltivare passioni, qualsiasi passione, senza creare vincoli o barriere che creano l’alibi a non perseverare; leggere libri, stimolanti per la mente, telefonare ad amici e rispolverare vecchi ricordi piacevoli, nel tuo passato ci sei tu più che ne tuo futuro. Suonare uno strumento, o provare a farlo anche se non hai la più pallida idea di come iniziare. Prendersi cura di una pianta e vedere come migliora il suo aspetto nei giorni successivi, le piante più dell’acqua e della luce hanno bisogni di attenzione. Ascoltare ottima musica, cucinare del buon cibo, instaurare rapporti, stimolare se stessi per piacere a qualcuno, interessarsi agli altri è un modo per riempire i propri vuoti e anche quello degli altri.

non so se son riuscito a svuotare un po’ del vostro vuoto ma di sicuro son riuscito a riempire un po’ del mio; questa è la prova che tutto ciò che è stato detto fin ora, funziona, colgo l’occasione di questo articolo per ringraziare il mio Amico Doc, come sempre una mente stimolante per me, che mi permette di guardare il mondo da altre prospettive meno scontate, grazie per aver guardato oltre il buio del mio vuoto interiore ed averlo illuminato, innescando come una scintilla la nascita di questo articolo bomba.

Luogo e Data 16/10/2020 Loft AE / Famiglia Rossi

Colonna sonora : Candy di Paolo Nutini – perché in fondo al mio vuoto comunque mi accontenterei anche di trovare una Caramella

Link: https://www.youtube.com/watch?v=bF-fDO1onVg

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