Che ne sai tu di un campo di grano..?!

Non mi spiego tale sinergia…come se ci conoscessimo da sempre..!

In questa vita hai colori diversi ma la tua luce è la stessa e la mia anima come una calamita si sente attratta da te….Può anche essere che in un altra vita eravamo vicini di casa, fratelli e sorelle o addirittura amanti….. magari in qualche campo di grano giallo ocra…

se penso a te e me in un altra vita… ti immagino più o meno così…

<< Vivevamo nelle campagne Francesi a qualche km da Parigi … la cittadina era piccola e molto curata!

Compiègne era un posto speciale, ricordo le lunghe distese di grano e fasce colorate di papaveri…l’orizzonte interrotto da colline dalla punta arrotondata, quando ero solo un bambino ricordo che vidi il mare per la prima volta, ma solo nella mia mente;

era un pomeriggio di inizio estate e tornavo a casa con il Signor Giulien, spesso i miei genitori mi lasciavano passare intere giornate con lui sperando mi insegnasse a scrivere e leggere…

Un’omone di settant’anni col viso tondo, aveva un modo buffo di camminare forse per colpa della pancia… a parte la stazza era una persona molto colta e il destino non era stato buono con lui.. durante la guerra aveva perso tutto, compreso la sua famiglia, riducendolo un piccolo contadino con gli occhi più belli del mondo; riusciva a vedere le cose in un altro modo e quando raccontava le sue storie, trova le parole giuste tanto che i suoi racconti prendevano forma…

Fu con lui che vidi il mare per la prima volta, ma solo nella mia mente..quando il vento tirava forte creava come delle onde nel grano e quel pomeriggio insieme, mentre il sole di lì a poco sarebbe tramontato, lui trasformó il campo di grano che stavamo attraversando per tornare a casa, in un mare mosso, e anche se i miei occhi non avevano mai visto il mare, in quello spettacolo della natura mi incantai… imparai anche a leggere poi a scrivere e sognare ad occhi aperti… con lui imparai ad ascoltare ed usare l’immaginazione…

raccontava che quando era stato prigioniero di guerra per non impazzire disegnava nella sua mente tutto ciò che desiderava e addirittura quando chiudeva gli occhi fingeva di suonare il suo piano, diceva che riusciva addirittura a sentire la melodia!

Con lui la vita era davvero ricca di emozioni…ma torniamo a noi….

Tu invece eri la figlia del mio padrone! Io servivo la tua famiglia.. in realtà mio padre lavorava per voi da trent’anni io avevo appena iniziato per poter prima affiancarlo, poi sostituirlo … per quelli come noi, era un privilegio lavorare per voi ed eravamo grati non solo per i denari ricevuti necessari per la sopravvivenza, ma anche per il vantaggio di poter calpestare i vostri giardini ed ammirare la tanta bellezza contenuta tra quelle mura! Mio padre fece il possibile per potermi portare con lui, spesso quando ero solo un bambino mi portava di nascosto e il più delle volte dovevo aspettarlo da qualche parte e diceva “ aspetta qui e non andartene in giro, passo a prenderti io…” ed il tempo sembrava non passare mai…mi guardavo intorno ed immaginavo di vivere lì con quella gente…e magari essere uno di loro….una volta ho giocato anche con dei bambini ben vestiti ed ho mangiato con loro ma non ne sono sicuro forse l’avevo solo sognato..

Crescendo ho imparato i nomi di tutti quelli che vivono all’interno del palazzo, le parentele e i loro ruoli, tranne il tuo… tu per me sei stata sempre la figlia del padrone! Ogni tanto mia madre si prendeva gioco di mio padre dicendogli che un giorno avrei sposato “la figlia del padrone “ e avremmo avuto anche noi delle bistecche a pranzo e cena… io chiudevo gli occhi e portavo un pezzo di polenta alla bocca facevo come Giulien, ad occhi chiusi pensavo ad un succoso pezzo di carne … ma purtroppo questa regola non vale per la fame “la polenta sa di polenta e la carne di carne!”

Raramente ti si vedeva in giro per il palazzo e ogni volta era un miracolo! Una visione, era come se avessi una luce tutto intorno! Con i tuoi abiti puliti e profumati, merletti e cotoni pregiati eri sempre impeccabile… correvi e saltellavi leggera sulle punte quasi come se non toccassi il suolo…e nell’incrociarmi eri radiosa e gentile, non ricordo una volta in cui non m’hai regalato un sorriso…. quel sorriso e quello sguardo è lo stesso che vedo ora nel parlarti e son certo di non sbagliarmi, sei tu la figlia del padrone, adesso facciamo come diceva Giulien…….”…..chiudi gli occhi, prova a baciarmi e vedrai che sentirai il vento soffiare, il suono del grano, mentre le mie labbra sfiorano le tue …” solo così le nostre anime si riconosceranno e allora nei miei occhi rivedrai il figlio del garzone …”

Luogo e data : Compiegne – Paris 24/01/2019 am 2:56

Colonna sonora : benk & the virtual band – ONE – http://youtu.be/T3uLfIpA4tA

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