
È arrivato il momento di fare ciò che più mi viene meglio: scrivere. E ringraziare.
Ogni tesi che si rispetti ha una dedica degna del percorso che racconta. E nelle prossime righe proverò a ringraziare chi, in questo mio cammino, è stato presente senza saperlo; chi è stato la fonte da cui attingere per perseverare; chi, o cosa, è stato lo sprone per non mollare.
Riprendere a studiare è stata la miglior peggiore decisione che potessi prendere.
Perché, diciamocelo: come si fa, a quarantuno anni, a ridisegnare la propria quotidianità ricominciando a studiare?
Ancor peggio, come si fa a destinare quelli che sarebbero potuti essere degli ottimi risparmi, frutto di un secondo lavoro sottratto al tempo libero, per investirli nella formazione?
Eppure l’ho fatto!
Ma cosa mi abbia spinto a impelagarmi in questa nuova avventura andrebbe raccontato come piace fare a me.
Scrivendo.
Non inizierò con “C’era una volta”, perché questa storia è ancora così bella e affascinante che, tutt’ora, sto scrivendo nuove pagine.
Era il marzo del 2011 quando scrivevo i ringraziamenti per la mia laurea triennale.
Da allora sono cambiate così tante cose che sembra di parlare di un’altra vita.
Un altro Emidio, diverso.
A distanza di quindici anni.
E oggi, 5.648 giorni dopo quel giorno, mi ritrovo nuovamente a mettere nero su bianco le emozioni scaturite da un nuovo percorso di studi.
Se mi avessero detto allora:
“Ti laureerai a quarantatré anni, con tre negozi e un secondo lavoro, già sposato e a un mese dalla nascita di una bambina”,
Avrei stentato a crederci !
Eppure oggi raggiungo questa meta, senza aver mai goduto della spensieratezza che contraddistingue la vita di uno studente.
Questo percorso non è stato più difficile della triennale. Questo no.
Ma, contestualizzato a quello che sono oggi, alla mole di impegni e alle responsabilità che mi appartengono, devo dire che la salita l’ho percepita estremamente più ripida.
E la fatica, non condivisa, ha avuto un peso diverso.
Probabilmente perché, questa volta, a condividere con me il percorso non c’erano altri studenti che, metro dopo metro ed esame dopo esame, sarebbero diventati prima Amici e poi Famiglia.
Questa volta, però, avevo un mordente diverso.
Un desiderio di riscatto,che pochi possono comprendere.
E ogni pagina di quei libri, prima di poter essere letta, bisognava ripulirla dalla ruggine e dal fango, nonostante il tempo fosse passato e, come si dice, di acqua sotto i ponti ne fosse passata tanta.
Ma al mordente e alla determinazione si è associata una nuova luce.
Nitida.
Come quella di una nuova lampadina che illumina con maggiore intensità.
E quella lampadina, simbolo di una nuova “idea” illuminante, ha il nome di mia moglie.
Quella di Viviana è stata l’idea migliore.
Senza farmene accorgere, ha piantato nella mia mente l’idea che il mio percorso “incompiuto” avesse il dovere di essere completato.
Così, mentre da un lato ero concentrato a condividere con lei la quotidianità, partendo da una naturale convivenza e arrivando all’altare, dall’altro riprendevo in mano la penna, la mia penna.
Questa volta non per scrivere un nuovo libro, ma per sottolineare quelli scritti da qualcun altro più di cinquant’anni fa.
Insomma, il mio destino è sempre stato frastagliato; alcuni percorsi sembrano cominciare dalla fine e arrivare all’inizio.
Ma a lei va il mio primo ringraziamento.
Ognuno di noi ha il diritto di avere qualcuno che creda davvero in lui.
Grazie, Viviana, per aver creduto che io potessi raggiungere questo obiettivo e per aver piantato nella mia mente quel seme, senza mai trasformarlo in un dovere.
E, a proposito di seme, ringrazio anche Margherita, mia figlia.
Che ancora non ho avuto il piacere di conoscere, ma che già sento scalciare.
Non conosco ancora il profumo della sua pelle.
Non conosco il colore dei suoi occhi.
Eppure, in qualche modo, lei è già riuscita a cambiare la mia vita, negli ultimi otto mesi il conto alla rovescia ha avuto una duplice motivazione:
La prima era arrivare alla laurea.
La seconda, farlo prima che nascesse lei.
Per darle, sin dai suoi primi giorni, un piccolo esempio. Non di perfezione.
Ma di perseveranza.
Quindi grazie anche a te, Margherita.
Per avermi spronato, ancora prima di conoscermi, a essere un uomo migliore, prima ancora di essere un buon padre.
Ci sarebbero da ringraziare tutti coloro che, nella quotidianità, condividono il mio tempo e spesso lo rendono migliore.
Ma anche, chi non c’è più ed oggi posso incontrare soltanto nei ricordi.
Il mio pensiero quotidiano va anche a loro, perché esiste un tempo che non si misura con gli orologi.
È quello che rimane impresso nel cuore.
Nei ricordi più preziosi.
Loro, più di tutti, conoscono ciò che porto dentro.
Conoscono le mie fragilità, le mie ostinazioni, le mie cadute, e forse più di chiunque altro, sanno quanto vale questo traguardo.
Ora però, voglio essere un po’ egoista, più che egocentrico.
Dopo essermi messo a nudo agli occhi di chi mi vuole bene, e forse anche di chi ne ha bisogno, sento il bisogno di esprimere un riconoscimento ad Emidio.
A quell’Emidio ormai maturato come uomo attraverso le esperienze, da cui ha tratto insegnamento. A Lui che attraverso la scrittura è riuscito a trovare il modo di esternare una sensibilità comune a pochi .
Oggi sento di doverlo ringraziare per il suo indiscusso talento, per la serenità con cui affronta ogni percorso, per il senso del dovere dimostrato nel campo professionale e nei confronti di tutti coloro con cui interagisce, esserci sempre non è una casualità, è una scelta.
Per la dinamicità del suo stile di vita, l’innata capacità di creare valore, attirare e circondarsi di gente dal cuore grande e diventare sempre centro di gravità per Amici in ogni luogo.
Per la perseveranza, la capacità organizzativa e attitudine creativa a raggiungere i suoi obiettivi efficientemente, senza togliere tempo a nessuno.
Ringrazio me stesso.
In terza persona.
Non per alimentare l’ego.
Ma perché ne ho bisogno.
Perché non è vero che essere bravi sia sufficiente.
Anche chi è bravo, per natura, ha bisogno ogni tanto di sentirselo dire e sostentare la propria consapevolezza
Dare tutto per scontato è controproducente, proprio come negli affetti.
Quindi, vorrei dire a Emidio che, se avessi oggi il potere di poter cambiare qualcosa di lui, farei fatica a trovare cosa migliorare .
Non perché sia perfetto!
Perché, in questo momento, è la miglior versione possibile di sé stesso.
E forse questo è uno dei traguardi più importanti che questa laurea mi lascia.
Non soltanto un titolo.
Ma la consapevolezza di avercela fatta.
Ancora una volta.
Ovviamente, dopo questi ringraziamenti personali, voglio però condividere il mio successo con chi gioisce delle mie gioie e dei miei successi, amplificando la mia stessa felicità;
Con chi quotidianamente condivide con me il proprio tempo.
Con chi mi dimostra la propria stima.
Con chi mi vuole bene davvero.
Alcuni dei nomi più rappresentativi in ordine sparso:
Ai miei genitori, Vincenzo e Lucia.
A cui devo la vita.
Ai miei suoceri, Antonio e Teresa.
Ambiziosi ed Orgogliosi.
A mia moglie, Viviana e mia figlia Margherita.
Con due Donne come voi non posso che impegnarmi sempre per diventare ogni giorno un uomo migliore.
Ad Antonello, Cecilia e al mio piccolo Vincenzino. Il concetto di casa e Famiglia, un bene prezioso.
A tutto il resto della Famiglia, ai variegati Compari, Nipoti e Parenti, a tutti gli Amici sinceri e a tutti quelli mi vogliono bene davvero.
Grazie.
Grazie per esserci.
Grazie per gioire con me in questo giorno speciale.
E affinché, attraverso queste parole, possiate trovare la risposta al perché io abbia deciso di reiscrivermi all’università a 41 anni, con tre negozi e un secondo lavoro, voglio lasciarvi con una convinzione.
Perché, forse, alcune cose nella vita non si fanno perché siano facili.
Si fanno perché, semplicemente, sentiamo di doverle fare.
E questa, per me, era una di quelle.
A volte la vita ci mette davanti a percorsi che sembrano ormai chiusi.
Ci convince che sia troppo tardi.
Che non sia più il momento.
Che ci siano troppe responsabilità, troppo lavoro, troppi impegni, troppe persone da amare e troppo poco tempo.
E forse è proprio allora che bisogna provarci.
Perché non esiste un’età giusta per ricominciare.
Non esiste un momento perfetto.
Esiste soltanto quel momento in cui decidiamo di farlo.
Io l’ho fatto a 41 anni.
Con tre negozi, un secondo lavoro, una moglie e una figlia che stava per nascere.
L’ho fatto quando sarebbe stato molto più semplice non farlo.
E oggi, mentre metto il punto a questa tesi, mi accorgo che forse quel punto non è affatto una fine. È soltanto l’ennesima pagina.
E questa storia, fortunatamente, è ancora tutta da scrivere.
Luogo e data Bari 10.09.2026
Colonna sonora “Lou Reed – Walk on the Wild Side “
Link : https://youtu.be/oG6fayQBm9w
