TIRED

Tired in a special place

In inglese alcune parole a pronunciarle hanno lo stesso suono, ma hanno un significato diverso, come PLAY, che in base al contesto può significare GIOCARE o SUONARE. Io personalmente pur avendo una certa fluidità nel parlare inglese, confondo sempre il suono della parola AFFAMATO e ARRABBIATO e puntualmente le inverto; motivo per cui quando voglio dire di aver fame mi rispondo sempre “ Why?! “ e li capisco che per l’ennesima volta ho invertito la pronuncia.

Ma il vero problema non è l’inglese, piuttosto l’italiano, e non la pronuncia ma la percezione che hanno gli altri del mio stato d’animo, che è peggio;

-Sei arrabbiato ?

No! Sono stanco.

-Sembri arrabbiato..

Non penso di avere l’aspetto arrabbiato, più che rabbia, credo sia stanchezza; mi son stancato.

La rabbia acciglia lo sguardo, il mio invece, è triste .

Esiste una linea sottilissima che divide la stanchezza dalla rabbia.

Probabilmente a furia di arrabbiarsi, si finisce per stancarsi;

È faticoso convivere in un sistema omertoso, e pensare a come e dove collocarsi , essere comprensivo e nel contempo subire, cercare di comprendere e fingere di non aver capito, essere più intelligente ma porgere l’altra guancia, insomma tutto sto sbattimento oltre a stancare, perché alla lunga stanca, ti mette in una posizione talmente scomoda che oltre a vivere male, ti infila un tarlo nella mente in cui ti poni infinite domande a cui devi provare a darti delle risposte; la prima di tutte è perché ?!.

I continui perché, in cui al centro non ci sei più tu, in questi perché provi a capire i comportamenti altrui e come evitarli, magari risolverli. Non sei più il centro delle tue preoccupazioni ma provi a risolvere problemi che uno, non hai creato tu, due non puoi risolvere perché non hai competenze e nessun vuole che tu lo faccia.

Quindi elenchi i vari “Perché” ed estendi le responsabilità a te stesso, “ perché cavolo continuo ad indossare scarpe che son talmente strette, che ad ogni singolo passo, in qualsiasi direzione, in qualsivoglia condizione, fanno male, sempre, anche stando seduti”.

E come le scarpe, facili da “slacciare” anche i rapporti possono spesso creare sofferenza prima e alla lunga stancare.

Quindi perché continuamo a forzare rapporti che ormai vanno a senso unico e della reciprocità, del bene vicendevole, del rispetto e del voler star bene insieme, nemmeno il lontano ricordo.

Allora perché ?! Perché convivere con condizione tossiche che invece di dare, tolgono, invece di essere valori aggiunti, stancano.

Ed io quando mi stanco, smetto di parlare e comincio a scrivere, se non lo facessi rischierei di esplodere.

Così in una di quelle giornate in cui il cuore dovrebbe pulsare più dolcemente e pompare un sangue filtrato di un rosso Natale, io sento di ri-impugnare di nuovo quella penna, la stessa penna che da quasi un anno faticavo a trovare.

C’era una montagna di roba su quella scrivania, una quantità smisurata di ottimismo che copriva una sensazione di sofferenza; ero concentrato su spiragli di luci, nuovi progetti e ventate di serenità che quasi non vedevo una penna che attendeva solo di essere impugnata.

Una volta scovata, è tornata quella necessità di scaricare, di buttare fuori e dire la mia! Una volta impugnata è come se dopo tanto sgolarsi, avessero inserito il jack del microfono e migliaia di persone abbiano iniziato ad accorgersi di me e del mio parlare, come se mi fossi sgolato, col microfono spento e di colpo fosse tornato il suono della mia voce.

Fino al doppio click che ha visto uscire la punta della biro, fino all’istante precedente, il mio sgolarmi in tutte le lingue, la bocca secca e voce rauca, nessuno si era accorto di me tantomeno di quello che stavo dicendo!

Così la stanchezza, piano piano ha preso una nuova forma, di consapevolezza, son giunto ad una conclusione ognuno ha una sua guerra, in cui difendersi in qualche modo.

E come tutti ho realizzato qual’è la mia battaglia, prendersi un pugno voluto, subire colpi che fanno male, accusarli e provare ad attutirli, motivarli e dare loro un motivo, cercare delle eventuali colpe, a volte inventarle, poi dargli il giusto peso, assimilarli e col tempo metabolizzarli, senza lamentarsi possibilmente, imparare ad incassare senza reagire, fingere di non averli mai subiti, sorridere, porgere l’altra guancia infinite volte, poi voltare pagina, come se niente mi avesse mai ferito, che sarà mai stato?!

Insomma lasciare che la mia sensibilità e la mia intelligenza vengano offesi, forse è questa la mia guerra!

Ho sempre detto che la penna è la mia arma, con cui difendermi per non morire dentro ed oggi ho la conferma che in una guerra ormai persa, in cui posso solo farmi esplodere e togliere il disturbo, il mio ronzio fastidioso comincia a seccare, così prendo la mia bomba a mano piena di concetti e pensieri e la lancio nel vuoto, sperando che questo articolo di parole ad inchiostro esploda, non per ferire o uccidere, ma per alleggerire il peso di un groppone che è solo mio!

Così con la mano destra ma nel senso mancino, quello stesso stato d’animo che sa di passato, torno a sparare pensieri alla rinfusa, che più che una bomba mi sembra un mitragliatore arrugginito.

Qualcuno può pensare “ma cosa gli balena nella mente se nella settimana di Natale invece di scrivere di pace e amore” parla di bombe, ed esplosioni, come i russi e gli ucraini?!”

La realtà è che non scrivo con quest’impugnatura, con questo tipo di inchiostro da quasi un anno o forse forse anche più, non che non ne avessi bisogno, non che nn ci fossero occasioni.

Ultimamente aprendo l’astuccio, ho preferito alla penna nera con la punta sottile, impugnare i colori, per colorare dentro i bordi e non uscire fuori, scarabocchiare immagini astratte e poco definite, insomma ho provato a distrarmi.

Ho lasciato la mia affezionata penna nera al suo posto, fingendo di non vederla, ed ho deciso di riprenderla proprio ora, in un periodo così magico come quello del Natale. Avrei potuto scrivere una storia più romantica, meno spigolosa, ma spesso ci raccontiamo mille storie pur di rimanere nella confort zone.

Quella che è sempre stata la mia comfort zone ad un certo punto inspiegabilmente non era più confort per me, era diventato un posto in cui faticavo a rilassarmi, in cui dovevo essere prudente, il tepore pian pian ha lasciato spazio a flussi e correnti che hanno raffreddato l’ambiente, in cui io per primo ero freddo e congelato.

Cosi ho dovuto lavorare su me stesso per cercare un posto più confort rispetto al tradizionale, ho ridisegnato intorno a me dei nuovi confini, in cui muovermi liberamente, in cui essere felice, arrabbiato, sorridente, cupo, in cui dire la mia, sbagliare ed imparare, in cui dormire sereno, in cui non essere stanco.

Può sembrare sicuro scegliere sempre la stessa strada, incontrare sempre le stesse persone, non abbandonare mai la propria routine.

Eppure c’è qualcosa che ti aspetta al di là del conosciuto, fuori dal tuo ambiente, uscire dalla propria zona di comfort può far paura o intimorire ma fuori da lì, vi attendono grandi opportunità, nuove esperienze, gente interessante, che riconosce il tuo valore e vede in te un potenziale, così come nuovi pensieri ed emozioni mai provate.

Ed oggi l’epifania che ogni festa porta via dovendo scegliere come trascorrere questa ultima festa comandata, ho preferito una giornata che sa di solitudine, in una comfort zone in cui sento l’eco delle mie stesse parole, consapevole che quello che ho declinato era un pranzo gustosissimo,ma a discapito del mio stomaco ho preferito preservare il mio fegato già abbastanza ingrossato, consapevole che nella giusta confort zone, con il giusto riposo, la stanchezza passerà, lascando spazio alla curiosità e all’entusiasmo, rendendo più facile e piacevole esplorare tutte le incognite che la vita ci riserva.

DATA E ORA : Sei Gennaio 23 16:38

LUOGO : LOFT AE CONFORT ZONE

COLONNA SONORA : damien rice the blower’s daughter

Link : https://youtu.be/bx7rSstPqc8

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